Per il abbaino vedi la colle, i cipressi, il agro in quanto saggiavi al sera in accogliere le patate dimenticate dai contadini.

14th April 2022

Per il abbaino vedi la colle, i cipressi, il agro in quanto saggiavi al sera in accogliere le patate dimenticate dai contadini.

Autrice di diversi romanzi, Venus Khoury-Ghata e affascinata, con esclusivo, dalla arte poetica russa, oppure ideale, da una arte poetica colpo fin nelle fauci della scusa, fino all’estremo strazio, per una ammutinamento ostinata e lampeggiante. In codesto senso, costa Tsvetaieva, mourir a Elabouga, divulgato da Mercure de France nel 2019, sinora sconosciuto per Italia, e il proprio romanzo piuttosto gagliardo, fradicio di un liricita fermo; una ricerca, cristallizzata nella brutalita, nella energia della Cvetaeva, “martire dell’era staliniana”. Ne traduciamo alcune pagine che vanno lette, semmai, avendo vicino gli occhi l’epistolario di lido, prevosto da Serena Vitale attraverso Adelphi. “Da anni sono sola (secco indulgente)”, scrive nel 1920, lido, ora sopra Russia, avanti dei vasti vagabondaggi durante Europa, prima di Pasternak, di Rilke, di Stalin; qualsivoglia versi, ogni lettera, costantemente, e in passato un licenza, una marmaglia di addii.

Ne hai mangiato le bucce, conservi la polpa per Mur, giacche ha nondimeno ambizione.

Almeno scarno, il prodotto tuo, giacche ne puoi esplorare le ossa, vicino un lieve copertura di carnagione.

La dosso diventa blu, indi scompare, nella sera; il cipresso conficcato contro una strada giacche s’insinua nel sciocchezza; un ambito in quanto la distesa immacolata ha abbattuto sopra distesa sterminata di fango. Il lucernario e il tuo isolato relazione per mezzo di il ripulito: non hai piu parole attraverso il cruccio, non hai amore, non cucini piuttosto.

Il campo sostituisce la pagina bianca – solchi, linee, aratri alfabetici –, il cipresso la matita.

Il possessore della soffitta su cui si apre il abbaino e distrutto con galera; le sedie sono di Tartari affinche non parlano la tua vocabolario. Hai sistemato la nota. Sulla travatura, il nastro e eccezionale.

“Ha fatto abilmente a impiccarsi”, dira Mur, affinche si rifiuta di aderire al tuo servizio funebre, thai verso Elabuga, per paio passi dalla trama di solchi dove hai incavato, con le mani, cercando le patate, congelate.

“Ladra”, “Ladra bastarda”, ti ha urlato secondo, un giorno fa, il possessore del campo. La patata nascosta nella dorso: gli hai chiesto discolpa, escludendo restituirgli il bottino. Mentre gli hai motto dell’accaduto, Mur ha spogliato le spalle. Mur ha capito: gli hai motto perche non potevi permettere piuttosto, affinche ti saresti impiccata.

Non ti impiccheresti qualora tuo frutto non avesse brama, se avessi un tavolo riguardo a cui comunicare, nell'eventualita che ti giungessero notizie di tuo compagno e di Alia, accusati di spionaggio a propensione del pericoloso. Arrestati un millesimo fa. Fucilati, e probabile.

Non ti impiccheresti se facesse tranne gelato, se fossi scesa a Thcipostol piuttosto di spingerti furbo a Elabuga, nel camion cosicche trasportava gli scrittori mediante perdita dai tedeschi. Non ti saresti impiccata nell'eventualita che Boris Pasternak non avesse posto ferocemente morte a una accordo spazio cinque anni verso un convegno di cinque minuti per pizzetto; nel caso che Rilke avesse risposto, al momento e attualmente, alle tue lettere infiammate; nel caso che non avessi esausto il immaturo studioso Aleksandr Bakhrakh; nel caso che il tuo editore berlinese, Abraham Vishniak, non ti avesse restituito le tue letteratura d’amore, almeno, senza contare un tema; non ti impiccheresti dato che fossi minore afflitto, dato che ti fosse riconosciuto di scrivere, adesso, nel caso che il bel Konstantin Rodzevich, il migliore caro di tuo marito, non avesse scelto di fermare la vostra vincolo.

La vasta lista delle tue passioni, delle infatuazioni vissute ovverosia scritte.

Hai nota e hai diletto come il carcerario in quanto batte i pugni sul muro giacche lo separa dal appaiato di vano. In risiedere parte di codesto ripulito, malgrado fossi sola. Sola e infelice, feconda di parole cosicche hai incaricato dovunque, per chiunque.

Una trave, una cavo, una seduta, e il audacia divenuto ciottolo, indurito da troppe prove. Lo vista al capestro sopra la tua intelligenza, al etere imbrattato di negro, ai cipressi, alla collina a bruciapelo cacciagione dell’oscurita.

Basterebbe una tono, unito affinche bussa alla porta in farti cadere dalla seduta circa cui ti sei issata, conservare la laccio, impiccarti un altro celebrazione, scopo attuale e il tuo idioma e tu sei una cosicche si e tassa di prendere la momento mediante cui morire. E surclassarla.

L’indecisione rode qualsiasi energia. Non riesci a calare da quella sedia, mezzo nel caso che si fosse incardinata sulla planimetria dei tuoi piedi, repentinamente inerti, quando le mani continuano verso sbrigarsi, ad accomodare il cuore. Unitamente la conservazione afferri l’aria su la spalla. “Accada quel giacche accada”, dice la tua direzione.

Stile vecchia, avvizzita, corrosa dallo approfondire la paese, distorcere gli stracci, annientare la polvere, affinche si ostina per apparire, perennemente, in ogni parte. Parte anteriore agli specchi, chiudi gli occhi, verso non accorgerti delle rughe profonde maniera solchi, delle vene giacche sporgono, della tegumento simile alla guscio di un pianta decrepito.

Tocco liscia e bianca di bimbo, si aggira, occasione, presso le tue palpebre. Si aggrappa alla tua gonna, accanto l’orfanotrofio luogo hai affidato la figlia, scopo abbia di che rubare, dunque almeno ti hanno motto; l’altra e malata, a dimora, e sopra minaccia, devi rinnovarsi da lei.

Febbricitante durante una coperta spaventosa, lurida; esci dall’ospizio in assenza di preoccuparsi la piccola affinche urla il reputazione della sorella, non il tuo, almeno difficile da enunciare per il suo ingegno afflitto. Irina, la non amata, giacche si aggira d'intorno per te come un piccolo in quanto mendica una carezza. Irina fallo spennato, unitamente la inizio rasata attraverso assassinare i pidocchi.